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Ceramica

Fin da subito apportare al manufatto piccole decorazioni manifestano come da sempre l’uomo ha avuto bisogno di esprimere la propria unicità. Conchiglie, sassi, ossa, rami e cortecce lo aiutarono a personificare quanto creavano per necessità, e inconsapevolmente un oggetto funzionale si avviava ad esprimere le prime espressioni artistiche.
LA RICERCA DELLA FELICITÁ
TERRA – ACQUA – ARIA – FUOCO…

La lavorazione della ceramica e la ricerca del benessere hanno più di un punto in comune:
Mi piace pensare che tutti hanno accesso alla lavorazione della ceramica quanto alla realizzazione della propria felicità…
Di cosa necessitiamo per realizzare l’una o l’altra? Di niente, assolutamente di niente altro che non sia a nostra disposizione:
Terra, acqua, aria e fuoco. Tutto è presente in natura. Non abbiamo altro che di attingere a piene mani!
E ciò mi rimanda ancora una volta alla convinzione che nella stessa maniera abbiamo diritto alla realizzazione della nostra FELICITA’.
Di cosa abbiamo bisogno? Ancora una volta: di null’altro che non sia a nostra disposizione! Di null’altro che non sia già dentro di noi. Non dobbiamo fare altro che attingere dalle nostre personali risorse interne!
La realizzazione della felicità … Le risorse sono già tutte dentro di noi!
Non ha a che fare con cosa possediamo o con chi ci accompagna, ma con quello che autenticamente siamo.
E la felicità cosa è se non che l’espressione delle nostre potenzialità?
La felicità: a tutti è dato di realizzarla. Tutti ne hanno diritto. Sono tutte dentro di noi le risorse per esprimere l’unicità che ci distingue e attraverso cui il divino universale diventa unico.
La felicità cosa è se non l’espressione delle nostre potenzialità?

Perché venga fuori un oggetto, basta la nostra creatività, la nostra attenzione, il nostro tempo, il nostro essere QUI ED ORA. Perché è di questo che si tratta, per creare un oggetto bisogna essere QUI ED ORA. Per essere felici bisogna essere QUI ED ORA.
CENTRATURA E MEDITAZIONE
Il tornio si aggiunse agli strumenti di lavoro intorno al III millennio. È uno strumento che nasce per facilitare il torniante, arte difficilissima che si tramandava di padre in figlio.
Il pezzo ruota intorno ad un asse immaginario. Per lavorare il pezzo, è necessaria la CENTRATURA. Parte tutto da lì. Se il pezzo non è centrato, sfuggirà al controllo del torniante.
Così come l’HATA YOGA prepara il corpo alla centratura perché la mente approdi alla meditazione, così il vasaio prepara l’argilla prima di centrarla sul tornio.

La ceramica ha una memoria
Tra i ceramisti si dice che la ceramica ha una memoria. Questo significa che il suo risultato finale sarà conseguenza di come abbiamo preparato l’argilla, di come l’abbiamo trattata.
• L’argilla viene impastata per privarla di tutta l’aria possibile con un movimento detto A TESTA DI ARIETE;
• Si batte poi con energia l’impasto con le mani allo scopo di liberarlo da eventuale residui di aria ancora intrappolata. Se una bolla d’aria rimanesse imprigionata, scoppierebbe durante la cottura;
• L’impasto viene così poggiato sul ripiano del tornio che inizia a girare. Il torniante a questo punto lavora sulla centratura del pezzo;
• Il torniante ora può iniziare a plasmare l’argilla, dando forma al manufatto. Durante questa fase la materia avverte ogni sensazione di chi la lavora;
• In seguito ogni altro intervento, modifica, aggiunta e decorazione, richiederanno tempo e dedizione;
• Anche l’essiccazione è una fase molto delicata, che richiede cautela e tempi lunghi, al riparo da correnti d’aria e da fonti eccessive di calore. È una fase che invita a non avere fretta, che educa all’attesa.
• E in ultimo la cottura, con i suoi tempi, con le sue spezzate…

 

L’argilla ha una memoria! Se durante la preparazione non siamo stati abbastanza forti o abbastanza delicati quando forza e delicatezza erano indispensabili, se non abbiamo saputo attendere, il pezzo verrà danneggiato durante la cottura, portando memoria del passo che non abbiamo saputo rispettare. Vi invito a non chiamarlo sbaglio, piuttosto vediamo nell’esperienza una preziosa occasione che evidenzia un’aria di miglioramento.
Il ceramista prepara l’argilla prima di lavorarla, così come l’HATA YOGA prepara il corpo liberandolo da pensieri inquinanti perché la mente sia pronta per la centratura e quindi per la meditazione.
L’attenzione del ceramista totalmente rivolta al gesto che compie, alla terra che sta plasmando, al pezzo che piano piano viene fuori dal movimento delle sue mani si avvicina molto all’assenza di pensieri dello stato meditativo. In entrambi i casi si approda alla sorpresa, alla gioia pura, alla pace estatica.
Quando avremo imparato a curare tutti i passaggi, aprire la porta del forno regalerà momenti magici dovuti alla sorpresa. Sensazione questa che si amplifica ancor più con la tecnica del RAKU.
RAKU
LA GIOIA E LA SORPRESA DELL’IMPREVEDIBILE
Il RAKU è una tecnica che permette di sorprenderci davanti all’inaspettato, all’inatteso…ogni volta differente!
Raku significa “comodo”, “rilassato”, “piacevole”, “gioia di vivere”. È un’antica tecnica giapponese in sintonia con la filosofia zen che esalta l’armonia presente nelle piccole cose e la bellezza nella semplicità e nella naturalezza delle forme.
L’origine è legata alla cerimonia del tè, rito realizzato con oggetti poveri come la tazza che gli ospiti si scambiano l’un l’altro per attingere da un solo calice come un’unica fonte di gioia condivisa. Le dimensioni della tazza talmente piccola da essere contenuta nel palmo della mano rendono il gesto semplice e al contempo mistico.
KINTSUGI o KINTSUKUROI
“riparare con l’oro”
Per saldare insieme i frammenti
L’arte del kintsugi significa letteralmente “riparare con l’oro”.
Il pregiato metallo va a saldare i frammenti, ricomponendo l’oggetto che viene restituito alla vita ancor più prezioso, grazie alle cicatrici che evidenziano un intreccio di linee dorate, uniche e irripetibili per la casualità con cui il pezzo è andato in frantumi. Il Kintsugi esalta la storia della ricomposizione, interna ed esterna. Quello che affascina è l’origine di una nuova vita dovuta alla rottura stessa. L’oro riempie la crepa e il danno viene sottolineato come tratto distintivo. La storia che ha provocato quella crepa ha reso più bello l’oggetto.
Il Kintsugi insegna che anche la storia più tormentata può essere origine di bellezza, e il dolore è vissuto dai giapponesi con discrezione ed eleganza.

Noi occidentali useremmo un collante trasparente per fare in modo che gli arrangiamenti risultino celabili, allo scopo di occultare l’integrità perduta. Spaccature, ferite, crisi sono percepite da noi come motivo di colpa.
Il conferire alla crisi un valore negativo porta a sostare troppo a lungo su quello che un cuore impaurito vede come un problema e ritarda la possibilità di intravedere il dono di quello che l’evento può insegnare: infatti è proprio la crisi che ci spinge a metterci in contatto con tutte le forze e le risorse insite in noi. Possiamo pure affermare che se non fosse stato per quella crisi, mai ci saremmo accorti di disporre di tali risorse, tali strumenti, tale ricchezza. Potremo essere consapevoli di esserne usciti più forti.

Superare le avversità per diventare più forti rispetto al nostro vissuto è un passo che anche noi occidentali riusciamo a compiere. Il Kintsugi si rifà al concetto di RESILIENZA. Persone resilienti sono coloro che dinanzi agli eventi traumatici o se immerse in circostanze avverse, hanno la capacità di ricostruirsi e riorganizzare in maniera positiva la propria vita, restando sensibili alle opportunità positive, senza perdere la loro umanità. Resilienti sono coloro che fronteggiando una contrarietà, si chiedono cosa possono imparare da quell’evento, dando nuovo slancio alla propria esistenza.
Ognuno di noi ha vissuto esperienze che lo hanno segnato. Nessuno di noi è intatto. Nessuno lo è! Allora mettiamo l’oro nelle nostre ferite e andiamone fieri perché raccontano la nostra storia e la nostra unicità.
La vita è integrità e rottura insieme, è ri-composizione costante ed eterna, ed è proprio la danza degli opposti che rendono armonico il misterioso miracolo dell’esistenza.
Rendere belle e preziose le persone che hanno sofferto…questa tecnica si chiama AMORE.
D’altro canto, quando parliamo di qualcuno che per noi è un esempio, parliamo quasi sempre di qualcuno che ha superato delle prove.
ESPANSIONE
Concludo con la mirabile opera di Paige Bradley.
• Una donna le cui ferite sono riparate dall’oro è in meditazione. Forse proprio la meditazione l’ha riparata con la luce.
• Mi piace vedere una donna occidentale attingere alla conoscenza orientale. E mi piace che ci sia New York sullo sfondo.
• Mi sembra che i tempi siano maturi perché oriente e occidente si arricchiscano l’un l’altro, che la medicina allopatica e la medicina naturale si scambino informazioni, che la saggezza orientale e la tecnologia si mettano al servizio della natura che dobbiamo salvaguardare.
Viviamo un tempo meraviglioso!
• Forte è il desiderio di ritornare alla natura e la stessa avanzatissima tecnologia ci può aiutare e accompagnare a questo ritorno.
• So che questo è il vostro intento. E queste parole sono il mio augurio ad ARETÈ

Marotta Vania